“El riò de j'Archi d'Ancona: laboratorio di connessione urbana”


Il progetto è stato finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito della Direttiva n.266, con un finanziamento di 36.000 euro, avente come capofila l'associazione ANOLF Marche.

Lo staff di MARCHINGEGNO, che ha curato la progettazione per l’ottenimento del finanziamento, è stato chiamata dal partenariato a coordinare e gestire le attività di progetto curando, inoltre, anche le attività di comunicazione e promozione della partecipazione pubblica che hanno portato alla realizzazione delle due mappe: una realizzata dai residenti e una dai bambini della scuola primaria “Da Vinci”.

Il progetto si è posto l’obiettivo di migliorare la condizione di vita del quartiere Archi di Ancona, un’area ad alta concentrazione di stranieri, appartenenti a diverse etnie e con uno scarso livello di integrazione, lavorando sulla coesione sociale attraverso pratiche di cittadinanza attiva incentrate sul riconoscimento del valore del luogo e sulla condivisione di progettualità rivolte al futuro.

Un progetto fortemente innovativo, che ha riscosso un ampio consenso nella comunità con il coinvolgimento di oltre 250 residenti, 8 associazioni, oltre al Comune di Ancona e altri enti e istituzioni. Nel corso del lavoro di mappa sono stati realizzati 22 incontri di laboratorio e 14 eventi sul quartiere; oltre 50 sono i luoghi mappati, più di 450 gli scatti fotografici raccolti, 40 le interviste realizzate.

Tutto il lavoro di mappa di comunità è consultabile al sito:

http://www.mappadicomunita-ancona.org/

 

Gli obiettivi del progetto


L’obiettivo principale del progetto è stato quello di esplorare e conoscere le modalità con le quali i residenti del quartiere degli Archi di Ancona abitano e percepiscono il proprio territorio, aiutandoli a focalizzare il proprio vissuto e le proprie aspettative rispetto a luoghi e spazi del quartiere attraverso un percorso di ascolto e di condivisione delle esperienze e dei saperi, utilizzando a tal fine le pratiche laboratoriali e le metodologie codificate della “mappa di comunità” (“parsh map”).

Per questo fine si è reso necessario cercare di suscitare l’interesse più esteso possibile al progetto all’interno del quartiere, allargando la partecipazione alle riunioni settimanali per la costruzione della mappa a cittadini rispondenti a caratteristiche generazionali ed etniche diverse (giovani, anziani, italiani, stranieri, ecc.).

 

Gli strumenti messi in campo


  • Studio della letteratura più significativa sul tema oggetto del progetto, raccolta da fonti esistenti di dati statistici sulla realtà economica e demografica del quartiere.

  • Intermediazione (mediatori e intermediari privilegiati), contatti diretti e lavoro sul campo, comunicazione attraverso canali istituzionali (Scuola Elementare L. Da Vinci, Servizi Sociali Comune di Ancona).

  • Interviste e colloqui con alcuni interlocutori strategici (tecnici, esperti di storia locale, intermediari per la parte riguardante i residenti stranieri, operatori delle organizzazioni e associazioni attive quartiere, esponenti della chiesa cattolica del quartiere) per la raccolta d’informazioni sulle situazioni locali e le tendenze più significative.

  • Compilazione di questionari socio-anagrafici da parte dei genitori italiani e stranieri degli alunni della Scuola elementare Da Vinci con cui sono state raccolte informazioni circa le modalità di recepimento delle problematiche, delle necessità e bisogni, delle risorse del quartiere e dei suoi spazi pubblici e privati

  • Interviste e colloqui con alcuni testimoni privilegiati di nazionalità straniera per raccogliere esperienze, ricordi e memorie, vissuti anche emozionali riguardo il proprio vissuto nel quartiere e il proprio punto di vista riguardo le problematiche e necessità per migliorare la qualità di vita dei residenti.

 

Le modalità messe in atto per il coinvolgimento dei residenti stranieri


Il progetto della mappa di comunità del quartiere degli Archi di Ancona si è svolto nel periodo che va da gennaio a dicembre 2013. Si tratta come noto di un quartiere cosmopolita e popolare, abitato in prevalenza da pescatori e da altri lavoratori marittimi con una percentuale di circa il 50% di residenti di nazionalità straniera. La metodologia seguita per operare il coinvolgimento dei residenti nelle azioni previste dal progetto ha dovuto necessariamente tenere conto della particolare configurazione sociale e delle differenze culturali esistenti nel quartiere.

Inizialmente si è proceduto ad un’azione di comunicazione a 360 ° per suscitare l’interesse generale nei confronti del progetto. Naturalmente, la particolare natura del progetto, la difficoltà di inquadrare i suoi obiettivi subito in un ambito concreto legato, ad esempio, a necessità e bisogni impellenti ben riconoscibili dagli abitanti, ha comportato che si prestasse fin da subito un’attenzione particolare all’individuazione di specifici canali di comunicazione per far capire in maniera più chiara e completa l’importanza della proposta progettuale, con un’attenzione specifica rivolta alla risposta dei migranti preventivando difficoltà nel loro pieno coinvolgimento.

Tuttavia, va sottolineato che il lavoro svolto con i bambini nella scuola elementare Da Vinci e le attività nei laboratori scolastici, gestite anche con il contributo dei residenti storici del rione, ha permesso di stabilire un primo ponte di contatto più diretto con gli “arcaroli” e, in particolar modo, con i genitori di nazionalità straniera.

Un primo ostacolo da superare è stato quello di far capire ai residenti che non si trattava esclusivamente di un progetto basato sulla ricostruzione storica dell’identità del quartiere, sulla salvaguardai della memoria (che pure trova spazio nel progetto), né di un progetto con fini specifici di natura interculturale. Piuttosto difficile è risultato far capire a tutti che si trattava di un progetto partecipato nel quale dovevano confluire le pulsioni identitarie più viscerali rivolte alla riscoperta della storia del passato storico del quartiere, ma allo stesso tempo che tali pulsioni dovessero intersecarsi in maniera dinamica con la complessità del presente e rimodularsi sulle variabili, sulle incognite e prospettive del futuro. Per questo motivo si è proceduto quasi subito ad individuare attraverso contatti con diversi interlocutori privilegiati e strategici il modo di poter penetrare più in profondità la realtà sociale e culturale delle “comunità” di migranti attraverso l’indermediazione di “facilitatori” già operanti da tempo sul territorio e in stabili rapporti con gli esponenti più attivi delle varie comunità di migranti.

 

Principali risultati raggiunti


Molti sono stati gli stranieri che in varia maniera hanno partecipato alle iniziative previste dalla mappa di comunità e molti quelli che vi hanno collaborato partecipando attivamente alle riunioni specie nella seconda parte del progetto. In particolare si sono mostrate collaborative le “comunità” senegalese, bangladese, peruviana, boliviana, macedone, magrebina e albanese.

Questa partecipazione attiva da parte dei migranti, nonostante le difficoltà sopra evidenziate, ha rappresentato un esempio e un segnale importante nella gestione del patrimonio pubblico e del senso di comunità nel tentativo di far nascere forme di solidarietà e di comune appartenenza.

La promozione di positive relazioni di vicinato in questa progettualità è un obiettivo non secondario e utile anche alle amministrazioni pubbliche aprendo la strada ad altri progetti più strutturati d’integrazione sociale e abitativa.

In sintesi la mappa si può dire che ha messo in atto delle procedure che hanno contribuito a:

  • porre in essere relazioni positive fra le varie parti sociali: gli immigrati residenti nel quartiere Archi con il resto degli altri residenti e, più in generale, con tutta la cittadinanza di Ancona (mediazione di comunità);

  • potenziare la coesione sociale nel rispetto delle diversità di tipo etnico, sociale e culturale nonostante le conflittualità emerse nel periodo di lavorazione;

  • promuovere momenti di socializzazione e integrazione fra i residenti auspicando la partecipazione di tutti i residenti e l'incontro tra persone e nuclei famigliari di diversa provenienza etnica e culturale;

  • a sviluppare il sentimento di comunità e il senso di responsabilità con il conseguente abbassamento di atteggiamenti conflittuali fra i residenti.

Inoltre:

  • l’elemento di partecipazione sin dalla fase di progettazione, che ha permesso di passare da “progettare per gli abitanti al progettare con gli abitanti”.

  • gli strumenti di comunicazione realizzati (“Infopoint”, sito web e pagina facebook) continuano a esistere anche dopo la conclusione “formale” del progetto stesso, svolgendo la loro funzione di accompagnamento all'abitare e al convivere;

  • l'“auto promozione” del progetto: le stesse attività realizzate nel progetto, partendo dai laboratori scolastici fino ad arrivare ai micro eventi e alle manifestazioni finali, hanno contribuito a raccontare le azioni implementate e da implementare, così da risultare un importante strumento di comunicazione per una socializzazione dei risultati ed un coinvolgimento ulteriormente allargato ad altri residenti per possibilità future ancora da realizzare;

  • la sperimentazione dei facilitatori di comunità che ha permesso di rendere protagonisti assoluti i residenti partecipanti.

 

Le prospettive future


Già per il 23 gennaio, a chiusura del progetto avvenuta, è previsto un nuovo incontro dei mappatori per dare un futuro a quanto realizzato, incontro sollecitato dai cittadini e dalle associazioni del quartiere vista anche la positiva esperienza dell’info-point quale spazio di conoscenza e incontro nel quartiere. L’obiettivo è quello di creare - con il supporto dell’Amministrazione Comunale che, visti i risultati, si è resa disponibile ad un confronto - un laboratorio permanente di quartiere a partire da quanto già prodotto ed attivato grazie al processo di mappa di comunità. Ai mappatori che hanno partecipato al progetto si sono aggiunti ora altri giovani (italiani e stranieri) che hanno scoperto l’esperienza di Mappa solo nel corso degli eventi finali e che intendo partecipare alle zioni future. Inoltre associazioni della città di Ancona hanno sollecitato la presentazione del lavoro svolto presso le loro sedi, come esempio di buone pratiche di “welfare di comunità”.


CLIENTE: ANOLF Marche


DATA: Dicembre 2013


CATEGORIA: Progettazione strategica, Multimedia, Fundraising, Comunicazione

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